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Quella sporca donnina: storie di puttane che hanno cambiato il mondo

  • Immagine del redattore: Cecilia Costa
    Cecilia Costa
  • 25 ago 2020
  • Tempo di lettura: 3 min

Qualche settimana fa, grazie a una mia amica che ha il compito speciale di consigliarmi nuova musica da ascoltare, ho scoperto una canzone molto interessante, Savage Daughter di Sarah Hester Ross, che mischia un ritmo classico scandito da un tamburo in sottofondo a una voce potente, quasi evocativa.

L’intero testo, ma il ritornello in particolare, calza a pennello con il consiglio di oggi.

We are our mother's savage daughters

The ones who run barefoot

Cursing sharp stones

We are our mother's savage daughters

We will not cut our hair

We will not lower our voice

Canta così, esaltando la potenza delle figlie selvagge, che corrono scalze, non si taglieranno i capelli e non abbasseranno la voce.

Le protagoniste del libro di oggi, agli occhi di qualcuno, potrebbero risultare quantomeno selvatiche, dal carattere deciso e manipolatore e poco disposte ad abbassare la loro voce.

Sono sporche donnine, l’ultimo gradino della società, screditate da donne e uomini che condannano le loro azioni ma, in segreto, per un motivo o per un altro, le ammirano e invidiano.

Sono loro le anime raccolte dalla penna di Lia Celi che le racconta in dodici avventure differenti che compongono il volume di Quella sporca donnina, edito da UTET.

Un viaggio nel tempo e nella storia che smaschera il pudore di ogni epoca usando come chiave di lettura il mondo dell’erotico. La sensualità diviene compagna silenziosa e protagonista a sua volta, affiancando le nostre sporche eroine nelle loro battaglie più rumorose o meno.

Perché il sesso, da sempre, tiene in pugno l’essere umano, lo soggioga al suo piacere, rendendolo incapace di liberarsene, come se fosse sotto un incantesimo antichissimo.

Non risparmia nessuno, né potenti, né re, né filosofi, né santi.

Dodici seduttrici che hanno cambiato il mondo con il loro corpo, il loro intelletto, la loro forza di volontà. Dodici esempi di cui forse un po’ ci vergogniamo, o di cui banalmente ignoriamo l’esistenza.

Vi siete mai chiesti perché non figuri mai il nome di qualche grande e importante signora del sesso tra gli elenchi di persone che hanno dato il via a grandi cambiamenti della storia?

Eppure, non è il primo libro che ha come protagoniste donne che si sono distinte nel corso dei secoli, che hanno osato sfidare il loro mondo e pensarne uno nuovo, più moderno, inclusivo, ricco di opportunità per tutti.

Basti pensare al fortunato Storie della buonanotte per bambine ribelli, che raccoglieva in sé le più grandi personalità che la storia ha partorito. Scienziate, poetesse, pensatrici. Tutte illustri, di alto rango, acculturate.

Perché quindi abbiamo bisogno di raccontarci anche queste storie un po’ nascoste? Perché spesso le tacciamo?

Non ci bastano le eroine che riempiono con le loro prodezze romanzi e raccolte distribuite a gran voce?

No, e il perché è più semplice di quanto si pensi. Lo possiamo intuire addentrandoci nella lettura che cattura lo sguardo e lo coinvolge in un vorticoso viaggio.

Non tutti saranno eroi, la vita ce lo ricorda ogni giorno, e il mondo ha bisogno anche di esempi abbordabili per educare bambine e bambini, ragazzi e ragazze, a sognare qualcosa di diverso.

Siamo stufi dei soliti grandi personaggi, certo ci appassionano eccome, ma abbiamo voglia di qualche storia scabrosa, ovattata dai profumi inebrianti e sensuali, dai colori sgargianti e dal linguaggio scurrile.

Vogliamo conoscere queste sporche donnine, parlare loro, chiedere come abbiano fatto a emanciparsi ancor prima di tante altre donne.

Anche in questo caso, la risposta, possiamo leggerla tra le righe.

Prima di essere forti, sagge, furbe e manipolatrici, tutte queste donne, proprio per la loro condizione di prostitute, erano più svincolate delle altre dai costumi del loro tempo. Il loro grande merito è quello di aver anticipato la libertà di poter decidere da sole della loro vita, di poter guadagnare quanto, quando e come volevano, e di tornare sui loro passi qualora avessero deciso di cambiare il corso delle cose, perché niente è per sempre. Nemmeno fare la cortigiana.

Le sporche donnine di cui si raccontano le vite e le gesta, altro non sono che donne semplici, spesso poco istruite, ma che, consapevoli del loro valore, della loro astuzia e del loro coraggio, hanno saputo costruire grandi cose.

Anche se relegate ai margini della città, o escluse del tutto dalle sue mura, non si rassegnano alla loro condizione che le vede come “scarto”, anzi, tengono tra le mani le redini delle loro vite e, spesso e volentieri, quelle dei loro clienti.

Belle e maledette.

Se fossimo all’interno del podcast di Michela Murgia, che vi consiglio di recuperare, tutte e dodici incarnerebbero alla perfezione la sua idea di Morgana. Un po’ fate e molto streghe. Donne di cui forse non ci si innamorerebbe o con le quali non si stringerebbe amicizia, ma tanto, non è questo che importava loro.





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